sabato, settembre 19, 2009

Qualche volta si cambia...

Qualche volta si cambia...

… qualche volta ci capita di svegliarci la mattina e rendersi conto che le cose che abbiamo attorno non sono più le stesse. Non abbiamo veramente la percezione di quando sono cambiate, sappiamo sì che c'era nell'aria qualcosa, che c'era la possibilità, l'ipotesi... Sappiamo che ci sono state fatte delle domande le cui risposte sappiamo hanno influenzato di sicuro il corso degli eventi, eppure, quand'è stato, qual'è stato l'attimo, il momento in cui le cose sono effettivamente cambiate? Spesso a questa domanda non ci poniamo nemmeno veramente il cruccio di rispondere, un po perchè potrebbe non essere realmente importante, un po per passività o per entusiasmo, in fondo il cambiamento potrebbe essere stato positivo o qualcosa che si aspettava da tempo.

Personalmente capita che mi ponga la domanda più per curiosità che per altro, perchè in fondo quando suona la marcia imperiale a designare l'inizio di una nuova giornata, penso agli animali che aspettano più o meno pazientemente che venga il loro turno per mangiare ed essere liberati, mi rendo conto che meglio di così, per quanto i margini di manovra per migliorare siano sempre infiniti, non potrebbe andare.

Ma andiamo per ordine.

Serve una piccola parentesi sui miei genitori per proseguire. Entrambi informatici da anni anche se entrambi con diverse esperienze alle spalle, e quando parlo di diverse non intendo solo di numero quanto di qualità, dal commercio di prodotti ortofrutticoli alla meccanica, per intenderci e sempre o quasi in qualità di liberi professionisti. Sono ormai anni però che sono entrambi nel campo dell'informatica ed è più o meno da sempre che li sento scalpitare per cambiare nuovamente campo d'attività.
In questo scenario, nel tempo, si è parlato di ogni genere di lavoro, analizzandone la fattibilità, inserendolo dello specifico periodo storico del momento, sempre con lo spirito di realizzazione, non un mero pour-parlé.

Come tutti sappiamo, perchè bene o male ci siamo rimasti incastrati in mezzo, questo specifico periodo storico è caratterizzato da almeno due – tre crisi, così giusto perchè l'essere umano senza crisi non sa bene come ammazzare il tempo. La più “sentita” perchè tocca direttamente il portafogli di una buona fetta di umanità, è certamente quella economica tuttavia, molto meno pubblicizzate ci sono quelle crisi, chiamiamole morali, che, almeno in italia hanno portato la gente ad orientarsi ad un consumo più attento alla qualità e alla genuinità dei prodotti alimentari. Nuovi comportamenti sono fioriti un po ovunque creando gruppi d'acquisto di consumatori finali direttamente in contatto con alcune aziende agricole ottenendo così prezzi migliori per entrambi, in quanto si tagliano fuori le grandi aziende di commercio, per non chiamarle di speculazione, con i relativi costi, e un prodotto finale più sano e genuino in quanto controllato direttamente dal consumatore incazzato che, se ti trova il pomodoro che sa solo di acqua non ci mette niente ad andare a renderlo all'agricoltore di turno. Anche quando questo non è possibile, o non ancora realizzato, comunque la tendenza del consumatore, almeno secondo le varie fonti di statistica moderna, si sta spostando sull'acquisto di prodotti a marchio biologico.

In questo contesto, le proposte in casa è inevitabile che si orientassero in questa direzione.

Sono partite le ricerche durate quasi un anno con parecchie visite in giro per l'italia. L'oggetto della ricerca era un pezzo di terra, sufficientemente grande da permettere un minimo di allevamento, con del bosco da taglio e una casa in condizioni quantomeno decenti ad una cifra abbordabile. Un'impresa non facile dopo tutto.

Durante tutto questo, il mio ruolo è sempre stato marginale. Ascoltavo, mi esprimevo se interrogato, di norma con argomentazioni volte a tenere i piedi se non per terra, quantomeno ad altezza occhi. Non ero contrario a partito preso, ma per quanto mi ritenga una persona molto possibilitsta ho una certa propensione ad usare i piedi di piombo sugli stravolgimenti radicali e passare dai bit ai bee lo trovavo decisamente radicale.

Nel frattempo perdevo il lavoro, è successo a molti in questo periodo. Fortunatamente nel mio caso, senza mutui, affitti, bollette e figli a carico non è stato un vero e proprio dramma. È partita una ricerca a tappeto per cercarmi qualcosa da fare e data la non urgenza della situazione mi sono concesso il lusso di cercare soltanto nel mio campo d'interesse, informatico ero e da informatico ricercavo. Il nulla più totale. Ho iniziato a cercare ad aprile, fino a luglio nessuna azienda contattata si era nemmeno degnata di rispondere “no grazie”. Non che dopo luglio siano diventate loquaci, semplicemente se prima c'era qualche annuncio a cui rispondere dopo sono spariti pure quelli.

Sempre in luglio, uno dei risultati delle ricerche di mio padre è uscito ben messo dalle visite di sopralluogo e di ritorno da un mio viaggio a Roma mi sono sentito dire che era stata firmata una proposta d'acquisto e mi è stata posta la domanda definitiva: ci sei dentro o no?

Non posso dire di avere avuto veramente scelta, forse. Però vista la calma piatta del modo, la mia pancia, tutt'altro che piatta e qualche altra considerazione meno rilevante ho risposto di sì, ed anche se era ben chiaro un sì con riserva rimaneva a conti fatti un sì.
Tutto è successo più o meno in fretta, in quel senso di vago ed indefinito di cui parlavo in apertura e ad agosto ci siamo trovati con le chiavi in mano, in un territorio straniero, con tutto da fare, disfare e prospettive di rendita a lunghissimo termine.

Lo so, che siamo pazzi lo so già, è inutile che cerchiate di dirmelo voi.

E così, da agosto ad oggi sono domiciliato in una frazioncina del modenese al confine con il territorio della Garfagnana, un luogo non raggiunto da nessuna linea dati, lenta o veloce che sia (ora scrivo da casa della ragazza, a Roma) a sfamare polli, tacchini, anatre, oche, a smantellare mucchi di immondizia accumulata negli anni di incuria dei precedenti inquilini, a riparare i danni della suddetta incuria e ad esplorare questo nuovo ambiente.

È un modo strano e piuttosto violento di rendersi conto che il mondo è impazzito. Vivendo sulla propria pelle il benessere che si prova a vivere la, dove non ci sono uffici, l'esercizio fisico non si fa in 45 minuti di un'asettica palestra sacrificando la pausa pranzo ma affrontando i pendii del terreno, spostando mucchi roba varia, rincorrendo i tacchini fuggiaschi per poi pranzare con calma a tagliatelle e lambrusco. Rendersi conto che l'essere “civili” non significa accendere il pc di fretta ogni mattina dopo 40 minuti di traffico ma potersi permettere il tempo di quattro chiacchere con il macellaio quando al mattino si va a fare la spesa, spesso praticamente a piedi. Ma la cosa che più di tutte probabilmente sconvolge è il vedere per la prima volta il frutto del proprio lavoro in modo diretto e tangibile. Hai lavorato bene? Allora le galline faranno le uova, i galletti ingrasseranno, i pulcini nasceranno e la legna su cui cuocerai le TUE uova sarà quella che tu stesso hai raccolto. Finalmente quando ti sbatti lo fai per te, e il risultato lo vedi in concomitanza con la fatica e non al 10 del mese successivo, quando avrai i soldi per pagare le uova prodotte da qualcun altro, senza sapere che faccia ha una gallina e prendendo il resto da una cassiera la cui cortesia sarà probabilmente nascosta sotto diversi strati di stress.

Ci credete che non mi ricordo che effetto fa un mal di testa? È vero, so che effetto fa un colpo di mazzetta da 5 kg sulla mano o come urlano i muscoli atrofizzati da 25 anni di nullafacenza quando sono costretti a lavorare, tuttavia conto di non far incontrare troppo spesso la mia mano con la suddetta mazzetta e i muscoli si abituano incredibilmente in fretta mentre il mal di testa prima l'avevo almeno una volta a settimana.

Non sto dicendo che dovremmo tornare tutti all'agricoltura, ma che gli agricoltori, quando non sono esseri gretti ed ignoranti, possono solo essere definiti fortunati; in fondo, non avete un collega di ufficio che potete considerare gretto ed ignorante? E invece uno che potete considerare altrettanto fortunato?

Come al solito, non pretendo di avere nessuna verità in tasca, ma se queste mie parole vi hanno svegliato, vi auguro un buon giorno altrimenti vi invito a cercare il prossimo negozio con i saldi per fare fronte alla nostra amata crisi economica.

1 commento:

Lord59 ha detto...

E' sicuramente un drastico salto. Per lo stesso motivo sono riluttante a vendere la casa dei miei in campagna, per tenermi una porta aperta e riprendermi il mio tempo!